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PROGETTO PILOTA DI SCREENING PDF Stampa E-mail

Oggetto: progetto pilota di screening “Tanto io non sono capace” per l’identificazione precoce dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento)
Pianezza: una rete per i bambini con disturbi di apprendimento. (ottobre 2007)

L’approccio del nostro circolo,ma anche il mio personale, con i temi legati alla dislessia è iniziato due o tre anno fa quando con i colleghi della scuola media e dell'’Istituto Dalmasso abbiamo pensato di organizzare insieme un corso di formazione per i nostri insegnanti. Sapevo che Viviana Rossi si occupava di formazione sull’argomento e così ho conosciuto l’AID ed abbiamo organizzato un corso aperto ai docenti delle nostre scuole (dalla scuola dell'’Infanzia alle superiori) ma anche ad altri operatori del territorio: educatori, volontari che si occupano di educativa, operatori sanitari convinti fin da subito che l’argomento, l’attenzione al problema non doveva essere solo un problema degli insegnanti ma anche di tutti coloro che si occupano di educazione.


Io personalmente ho capito solo in quell’occasione cosa voleva dire essere dislessici, e quante volte nella mia professione ho avuto a che vedere con queste difficoltà senza essere stata capace di riconoscerle.


Di conseguenza ho realizzato che era necessario fare qualcosa affinché più persone acquisissero questa consapevolezza, ma soprattutto che più bambini avessero maggiori opportunità di successo educativo e scolastico.


E’ così nata l’idea di provare a costruire qualcosa sul territorio delle nostre scuole mettendo insieme risorse, energie, competenze, mettendo cioè attorno ad un tavolo la scuola, o meglio le scuole di Pianezza, i servizi sanitari pubblici ed in particolare i servizi di neuropsichiatria e psicologia ma anche le logopediste e le psicomotriciste, contando anche sull’apporto di strutture sanitarie private (la nostra scuola confina con la casa di cura Villa Iris con i cui specialisti collaboriamo da anni per i bambini portatori di handicap), con le famiglie.


E così abbiamo cominciato a vederci, a cercare di capire cosa poteva fare ciascuno dei soggetti ed abbiamo abbozzato un progetto che abbiamo intitolato “Tanto io non sono capace.


L’idea da cui siamo partiti è stata la proposta di somministrare in forma sistematica a docenti e genitori (seconde elementari, prime sia della scuola media che delle superiori) dei questionari che alcuni operatori dell’Aid hanno messo a punto e presentati nel corso,. Questo strumento avrebbe permesso di evidenziare e registrare le difficoltà osservate a casa e a scuola secondo una serie di parametri che possono ricondurre a problemi di DSA.


La loro tabulazione ci avrebbe consentito di individuare le situazioni di difficoltà sulle quali si rendeva però necessario intervenire per ulteriori accertamenti. Entravano così nel progetto i servizi sanitari, con le loro competenze per meglio individuare le criticità e giungere, nei casi accertati, alla stesura di una diagnosi.


Ma poiché l’obiettivo per noi non è la ricerca di dati statistici, il progetto ha senso solo se mette in moto modalità diverse di approccio al bambino in difficoltà ( siano esse DSA o altro) e se crea negli insegnanti un atteggiamento di ricerca di percorsi didattici più adeguati, l’uso di strumenti alternativi e di misure compensative.


Consapevoli che questo crea delle ansie , delle difficoltà agli insegnanti in quanto non sempre le condizioni di contesto sono favorenti, nel progetto abbiamo previsto di mettere in piedi gruppi di counseling che vedono insegnanti, specialisti, famiglie dialogare tra loro.


Non abbiamo aspettato che tutti gli elementi del progetto fossero ben articolari e concordati e che il progetto fosse confezionato a dovere per partire. L’occasione di presentarlo come scuola ad un bando regionale per il miglioramento dell'Offerta Formativa per la richiesta di finanziamenti e la sua approvazione hanno dato il via almeno alla prima fase nella primavera di quest’anno.


E così tra marzo e aprile 2007 nelle scuole di Pianezza con il supporto dell'’Ins Caravelli, referente alle problematiche della Dislessia, abbiamo incontrato i genitori per spiegare loro cosa avremmo voluto fare e per chiedere, oltre al consenso, anche la collaborazione nella compilazione della loro parte di questionario. E devo dire che almeno nella scuola primaria nessuno si è tirato indietro ma anche nella scuola media tutto è andato bene, mentre qualche difficoltà in più a raccogliere i dati si è riscontrata nelle superiori.


I questionari siglati con codici che solo la scuola conosce sono stati tabulati dal gruppo di ricerca ISAC-CNR di Torino e i dati restituiti alle insegnanti che a loro volta li hanno illustrati ai genitori. Oltre all’esercizio che tutti hanno fatto di provare ad esplicitare più nel dettaglio delle difficoltà senza cioè limitarsi ad un generico “Non riesce! Non capisce!” dalla lettura dei risultati sono venuti fuori anche dati interessanti come la diversa sensibilità dei docenti, le aspettative a volte eccessive degli stessi genitori, …


Ma cosa fare a questo punto per i 15 bambini che sui 99 delle nostre seconde sono risultati a rischio?


La prima cosa da sottolineare fin da questa fase del percorso del progetto è che, a fronte dei risultati del questionario, gli insegnanti senza attendere ulteriori conferme si possono porre delle domande sul loro metodo, sul modo di stare in classe di questi e di altri ragazzini e possono già fin da subito pensare a mettere in pratica alcuni percorsi alternativi.


Ma non basta. E’ così ripartita la ricerca dell'’Intesa interistituzionale per dare delle risposte a queste famiglie ma anche agli insegnanti.


L’ASL 6 a cui il nostro territorio si riferisce si è dimostrata interessata al progetto e nel rivedere la distribuzione degli incarichi del servizio di NPI ha individuato una figura che potesse, pur tra le altre mille cose, seguire queste problematiche consentendo anche una sorta di corsia preferenziale nelle liste d’attesa per procedere nella valutazione di quei casi risultati a rischio dai questionari.


Così la Dott. Vesco ha iniziato ad incontrare le famiglie che finora hanno accettato di rivolgersi a Lei, a sottoporre i bambini a valutazioni delle funzioni cognitive e neurologiche a confermare o meno i nostri sospetti ma anche a segnalare eventuali psicopatologie correlate o altre patologie, come nel caso di un bimbo operato da piccolissimo di spina bifida, operazione mai comunicata alla scuola, ma con evidenti difficoltà motorie per una mancata terapia riabilitativa, quindi con problemi la cui origine non ha nulla a che vedere con i DSA.


Possiamo così mostrare il grafico del questionario che lo riguarda

 

 

 


e la mappa di lettura dei suoi problemi come è stata presentata dalla Neuropsichiatra.

 

 

 


Ma naturalmente tra i bambini esaminati emergono davvero i casi da diagnosticare come il seguente

 

 

 

 


Che possiamo dire essere il caso classico di dislessia.

Ma sono emersi e quindi diagnosticati casi di disgrafia, di disortografia, ecc

Il suo lavoro per essere corretto va completato da una valutazione logopedica o psicomotoria dove così come diventa importante un esame neuroftalmologico se si sospettano disturbi visuopercettivi.

Purtroppo il servizio di riabilitazione dell'’Asl 6 visto il carico di lavoro che ha e la carenza di personale, non ha risposto all’appello e allora ci siamo rivolti a Villa Iris che in quanto struttura privata può avere maggiori possibilità di manovra. I responsabili della struttura hanno dato il consenso alla compartecipazione al progetto.

La formalizzazione di questo iter vede ora la stesura e la firma di una vera e propria Intesa che stabilisce anche dettagli procedurali importanti, ad esempio come accedere al servizio godendo della corsia preferenziale, come gestire la restituzione delle valutazioni a famiglie e scuola, come gestire la documentazione anche nel rispetto della privacy.?

Fin qui il percorso fatto o da fare nell’immediato ma io mi rendo conto che il lavoro vero comincia solo ora: Infatti non serve a nulla sapere che nelle nostre classi seconde ci sono ad esempio due dislessici, tre discalculici, un disprassico se non si riesce ad organizzare per loro dei percorsi riabilitativi dal punto di vista specialistico (logopedia, psicomotricità, riabilitazione visuopercettiva,…) ma soprattutto se non si riesce a costruire sensibilità e attenzione ad una diversa pianificazione didattica in classe.

E di questo me ne sono resa conto qualche giorno fa quando a distanza di pochi giorni sono venute due mamme, una di una bimba con diagnosi di DSA e l’altra con una valutazione logopedica con ipotesi di disprassia che lamentavano ( e mi chiedevano aiuto ) una scarsa attenzione da parte degli insegnanti a rispettare i tempi dei loro figli, a ridurre i carichi di lavoro, ad autorizzare l’uso della calcolatrice, a non far leggere a voce alta i figli.

E allora mi sono detta che non basta un dirigente attento, una NPI disponibile, una referente che si fa in quattro o cinque, un’Intesa interistituzionale se non si fa crescere una cultura della dislessia, una consapevolezza a non interpretare atteggiamenti o comportamenti disturbati solo come frutto di disimpegno o cattiva volontà.

Diventa urgente mettere in atto al più presto gruppi di counseling, far conoscere esperienze positive, far incontrare chi ha delle resistenze con chi le ha già superate, far toccare con mano esperienze di successi formativi e scolastici.

Adesso io forse vedo dislessici e disgrafici dappertutto. Mi sono chiesta se forse non esagero, ma mi sono anche risposta che è meglio un sospetto in più che una consapevolezza in meno.

Il Dirigente Scolastico Scuola Primaria di Pianezza (TO)

Dott. Bianca Testone


E' in preparazione un PROTOCOLLO di intesa tra le scuole statali di Pianezza (To) e l'ASL TO 3 che prevede un percorso privilegiato per gli alunni che vengono individuati come "a rischio" dallo screening effettuato tramite i questionari RSR-DSA (febbraio 2009)

 
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